Da Erba celeste alla storia di Lavagna.

Nell’assolato entroterra siciliano c’è una residenza per artisti e lì vive Celeste, musicista malata di cancro, che ha deciso di curarsi in modo discordante dai protocolli medici istituzionali. Dalla bocca dell’attrice Valentina Gebbia che interpreta Celeste

“…..il mondo si avviava a diventare suddito del petrolio e c’era una pianta, vecchia come il mondo, dal caratteristico fogliame che poteva nuocere agli interessi dei potenti. Poteva diventare combustibile a basso costo o plastica biodegradabile…..e può addirittura essere curativa e terapeutica. E poi milioni di consumatori in tutto il mondo per le sue qualità psicoattive. Come fai a non offrire su un piatto d’argento un tale giro miliardario alla mafie?!”.

Erba celeste è un film indipendente ed autonomo autoprodotto, che non ha ricevuto finanziamenti e sta girando nelle sale cinematografiche grazie a Movieday.

La cosiddetta erba è la marijuana cioè mix di foglie ed infiorescenze delle piante femmine della canapa indiana o della canapa sativa; il cosiddetto fumo è l’hashish che si ottiene dalla lavorazione della resina della canapa ed ha una quantità di sostanza psicotropa maggiore dell’erba di circa 7/8 volte, e può essere mischiata con sostanze chimiche non naturali per aumentarne il volume e la resa.

Immediatamente ci viene in mente la tragica e recente storia di Lavagna: 10 grammi di hashish nella sua stanza, una perquisizione improvvisa della guardia di finanza attivata da una madre ignara, ed un sedicenne, figlio adottivo, che si lancia dalla finestra davanti agli occhi di tutti gli adulti lì presenti.

Sabrina Guzzanti scrive: “salta agli occhi la contraddizione di una madre che predica ai giovani di comunicare senza la mediazione dei cellulari, di guardarsi negli occhi, proprio lei che si è rivolta alle forze dell’ordine per risolvere un problema con suo figlio”… un suo problema con suo figlio.

Roberto Saviano puntualizza: “rendiamoci conto che uno Stato paternalista, che pretende di preservare i suoi figli vietando, è uno Stato destinato a fare un numero incalcolabile di vittime e che regala alle organizzazioni criminali un mercato stimato tra 4 e 9 miliardi di euro all’anno. Questo è il valore della cannabis consumata. ”  Ed una cooperativa sociale (In-presa) gli risponde adirata che i ragazzi hanno bisogno di chi li guidi e di chi li ami e non di una droga che li stordisca e provochi loro sballo “per questo c’è bisogno di amici e adulti che aiutino i ragazzi a guardare in faccia la realtà (e anche una ispezione può aiutare a farlo), a guardare in faccia il loro desiderio; amici e adulti che gli diano la possibilità di rialzarsi dopo un errore. È questo che si meritano i nostri ragazzi; non una scorciatoia che li stordisca, e nemmeno la complicità mortale di una droga liberalizzata che li renderebbe ancora più schiavi”.

Ed io penso da operatore sociale che lavora, da anni,in due realtà complesse come quelle della città di Napoli e Roma che sono confusa tra cio che Saviano e la Guzzanti affermano e ciò per cui dovrebbero battersi degli operatori sociali (mi conforta che moltissimi altri operatori sociali lo fanno ardentemente, vedi la rete ITARDD)

Contestualizzando gli episodi ci accorgiamo che Lavagna, dove si consuma il drammatico suicidio di un ragazzo, che il giorno prima frequentava brillantemente la scuola, è un piccolo paese vicino Genova e la cooperativa sociale In-presa in Brianza aiuta lodevolmente ragazzi minorenni in percorsi di inserimento sociale e lavorativo. Peccato che per il piccolo suicida non ci siano altre possibilità.

Vi assicuro che la storia di Lavagna non è un’eccezione ma ha solo un tragico epilogo. Sarebbe molto facile connotare la situazione come multiproblematica: ragazzo adottato con un trauma dell’abbandono che si rinnova, nella difficile fase adolescenziale in cui c’è il conflitto tra appartenenza e differenziazione,  famiglia adottiva che non è stata adeguatamente seguita e supportata dai servizi sociali, il padre appare una figura periferica (non viene mai menzionato), uso massiccio di hashish in età precoce da parte del minore. Ma questa diagnosi servirebbe di più di un’analisi sociale?

Chi lavora nelle comunità terapeutiche o in servizi che si occupano di dipendenze e consumi di sostanze stupefacenti incontra, molto spesso, poveri genitori e familiari ignari, che si rivolgono alle forze dell’ordine delegando loro una funzione genitoriale e normativa non rendendosi conto delle conseguenze (cosa comporta una denuncia per estorsione o violenza? Una perquisizione? Una segnalazione per detenzione di sostanze stupefacenti?). Quale vantaggio ne potrebbe mai trarre una famiglia? (processo penale, arresto, trauma, giudizio sociale, sensi di colpa).

Così proprio oggi incontro una signora che potrebbe essere tranquillamente un’altra madre di Lavagna. Ha pensato di denunciare suo figlio, appena maggiorenne, ai Carabinieri perché secondo lei le chiede soldi per acquistare cocaina con i suoi amici. Ma c’è una differenza tra questa signora e la povera madre di Lavagna: la signora napoletana ha la possibilità di parlare con uno psicologo, un operatore sociale, di rivolgersi ad un servizio che la può consigliare, sostenere, aiutare.

Io penso che si possa aiutare un ragazzo che consuma cocaina con i suoi amici e sua madre senza ricorrere alle forze dell’ordine ed alla demonizzazione delle sostanze stupefacenti come il male assoluto; ma interessandoci di cosa fa questo ragazzo, come sono andati i suoi studi, quali sono i suoi progetti e che hobby ha, o anche cosa gli piacerebbe fare, cosa lo appassionerebbe.

Ci potremmo addirittura interessare di come è il suo consumo di cocaina con i suoi amici, in che contesti e situazioni, con quale frequenza e che quantitativi, e di quanti soldi chiede alle madre e come li chiede. Potremmo ragionare insieme a lui su come può migliorare la sua condizione di vita e tranquillizzare sua madre.
Dott.ssa Elisa Pappacena

 

Per approfondire:

Come faccio a sapere se mio figlio si droga? Manualetto per genitori preoccupati di Maurizio Coletti

La cura delle infanzie infelici” di Luigi Cancrini

“I drogati e gli altri. Le politiche di riduzione del danno” di Grazia Zuffa

Cocaina. Il consumo controllato di Grazia Zuffa

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