Craving: il giocatore può controllarsi?

Cos’è il craving? E perchè un giocatore patologico non può smettere di giocare?

Il craving è la bramosia di giocare: l’impulso incontrollabile che spinge inesorabilmente a continuare di giocare. In letteratura, ci spiega Paolo Mantioni, spesso è rappresentata come “una forza esterna, che prende possesso del giocatore e lo conduce a giocare, quindi lontano da qualsiasi controllo individuale. In realtà non è così: il craving è una forza interiore che Mantioni definisce il sintomo del malessere che è all’origine del comportamento patologico.

Il craving è, secondo lo scrittore che parla per esperienza diretta,  la sospensione momentanea della razionalità individuale, la ragione non riesce a contenere la tensione e l’istinto che spingono a giocare e questa, come un fiume in piena rompe gli argini del controllo.

Credi di avere un problema con il gioco?

Coaching&Dipendenze ha strutturato dei percorsi brevi per permettere ai giocatori di riconoscere i segnali del craving e impare a contenerne gli effetti. I progetti, individuali, sono strutturati in 10 incontri.

 

Paolo Mantioni dice inoltre che chi gioca, avendo superato quella che lui definisce la “linea di separazione” fra il gioco sociale e il gioco patologico, è consapevole di stare facendo qualcosa di profondamente sbagliato, ma continua a giocare lo stesso perchè il sintomo (il craving) è più forte dell’intenzione di non giocare.

Esiste però un modo di controllare il craving: facendosi aiutare, la condizione essenziale è però la consapevolezza di avere un problema e riuscire ad ammetterlo con sé e con chi circonda il giocatore.

 

Per approfondire:

James P. Whelan, Timothy A. Steenbergh, Andrew W. Meyers: Gambling. Gioco d’azzardo problematico e patologico, Giunti OS ed.

 

F. Picone: Il gioco d’azzardo patologico. Prospettive ed esperienze cliniche, Carocci Editore

 

Paolo Mantioni: Le età della vita, Ed Bèbert

 

 

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