Consumo di cocaina: le ricerche

La ricerca e letteratura scientifica si è concentrata, per decenni, soprattutto nel mettere in risalto i danni psichici e fisici dell’uso di sostanze stupefacenti (che ovviamente ci possono essere); in questo articolo ci occuperemo del consumo di cocaina.

Innanzitutto le sostanze stupefacenti non sono tutte uguali ed anche le modalità di assunzioni si differenziano.

Alcune sostanze, come l’alcool, l’eroina, la nicotina generano più facilmente i meccanismi di:

  •  tolleranza, che indica il bisogno di aumentare progressivamente la dose per produrre l’effetto ottenuto originariamente con dosi minori,
  • dipendenza fisica, lo stato di adattamento fisiologico a una sostanza che si manifesta con una sindrome da sospensione (astinenza). Nella sindrome da astinenza, se la sostanza viene interrotta o se il suo effetto viene neutralizzato da un antagonista specifico che spiazza l’agonista dal suo sito di legame sui recettori cellulari del cervello, si manifestano alterazioni fisiologiche spiacevoli (MSD Be well).

Per altre sostanze psicoattive, come per il consumo di cocaina, si fa attenzione soprattutto alla dipendenza psicologica in quanto la dipendenza fisica è meno rilevante.

Inoltre i consumi di sostanze stupefacenti differiscono per modalità di assunzione, frequenza e contesto, stato emotivo. La modalità di assunzione endovena o fumata per eroina e cocaina rende più complicata l’autoregolazione perché subentrano i meccanismi psico– fisiologici della dipendenza. La modalità di assunzione sniffata in luoghi di divertimento o in compagnia salvaguarda maggiormente dall’incorrere in una dipendenza, anche perché lo stato emotivo è pressoché di serenità, allegria, divertimento. Questa modalità richiama il cosiddetto “uso ricreativo” delle sostanze stupefacenti versus un uso problematico. Ovviamente sto facendo qui una semplificazione dconsumo di cocainai un panorama molto complesso in cui si potrebbero indicare eccezioni e differenze individuali.

Altre ricerche epidemiologiche (2000) hanno spostato l’attenzione sulle “traiettorie dei consumi” ovvero sullo studio dell’andamento del consumo di cocaina, per esempio.

Si è evidenziato come “vi sia un diffuso consumo di cocaina non problematico, non patologico e non destinato all’escalation (il picco, la dipendenza), e come questo controllo e limitazione dei rischi correlati sia funzione di meccanismi di apprendimento, regolazione sociale e di autoregolazione individuale che influenzano il comportamento di consumo. L’interesse di questa prospettiva non sta solo – anche se non è poco – nel disvelamento di modelli di consumo diversi da quello dell’addiction, ma anche, e non secondariamente, nell’aver messo in evidenza come non esistano due mondi separati –quelli del consumo controllato e quello dei consumatori “fuori controllo” – ma come le traiettorie individuali siano oscillanti e includano l’esperienza dell’uno e dell’altro e l’abilità di autoregolazione e di apprendimento sia diversificata ma comune” – T. Decorte “The taming of cocaine”, Susanna Ronconi “Una ricerca qualitativa svolta a Torino”

Studi precedenti di Cohen condotti in Olanda affermavano che l’uso di cocaina tende a non restare costante nella vita delle persone, ma la continuità si abbassa notevolmente dopo i 24 anni, mentre dopo i 39 anni solo il 20% di chi era dedito al consumo di cocaina continua a farlo.

Queste ricerche cambiano il giudizio sociale sull’uso delle droghe viste come perdizione e tunnel da cui non si esce, ma cambia anche la visione dell’assuntore di droghe come “malato cronico” o “malato recidivante” (per intenderci il diabetico).

 

Hai un problema con la cocaina? Un tuo familiare sembra non riuscire a gestirsi?

Coaching&Dipendenze ha strutturato dei percorsi brevi  per gestire l’uso di cocaina

 

Come per l’alcool o per la marijuana anche per il consumo di cocaina si può apprendere una modalità più adatta alla propria personalità ed alle proprie esigenze, che comprenda pause più o meno lunghe, periodi di non consumo o consumo ad un livello basso (meno di 0,5 grammi la settimana) o medio(fra 0,5 e 2,5 grammi) – parametri riportati secondo le ricerche di  Cohen e Sas  con campioni reclutati ad Amsterdam nel 1987, nel 1991 e nel 1996, in totale di 268 consumatori.

 “Il processo di apprendimento sociale continua per tutta la carriera del consumo. Il consumatore continuamente impara dalla sua esperienza e da quella degli altri e il processo del divenire un consumatore controllato di cocaina si avvicina alla meta via via che si allarga la conoscenza della sostanza” – De Corte 2001. Io aggiungerei, man mano, che aumenta la propria consapevolezza sul “come”, “quando”, “dove” consumare e sul come fare per acquisire un potere sulla sostanza psicoattiva.

Mi succede molto spesso di incontrare persone, in una fase della loro vita, in cui dichiarano di aver perso il controllo sul consumo di cocaina;  dichiarano che non possono più fare uso di cocaina, che la cocaina li ha rovinati ed è ‘demoniaca’, e che da quel giorno in poi non vogliono più consumare…. Non consumeranno mai più!

Nessuno dei familiari prende queste affermazioni per veritiere perché le hanno già sentite altre volte, oppure, in altri casi, i familiari le interpretano come verità assoluta ed al successivo episodio di consumo restano profondamente delusi.

Familiari e consumatori hanno entrambi ragione, relativizzare le due posizioni, darsi degli obiettivi a breve scadenza con dei tempi, individuare modi e strategie su come arrivare all’obiettivo può essere di notevole aiuto sia per raggiungere il risultato che conservare le relazioni.

Elisa Pappacena

 

Per approfondire:

Tom Decorte The Taming of Cocaine II: A 6-year Follow-up Study of 77 Cocaine and Crack Users: 2 Ed. VUB University Press (15 giugno 2007)

UN MUTAMENTO DI ROTTA DEGLI OBIETTIVI PRINCIPALI DEL CONTROLLO SULLA DROGA: DALL’ELIMINAZIONE DEL CONSUMO ALLA SUA REGOLAZIONE