Landolfi e il giudizio morale

Le interviste di Coaching&Dipendenze: Paolo Mantioni III parte

In questo video Paolo Mantioni, scrittore e critico letterario, ci racconta di Tommaso Landolfi e della sua visione del gioco d’azzardo.

Tommaso Landolfi è considerato uno degli autori italiani di maggior rilievo del Novecento. Landolfi trascorre la maggior parte della sua vita tra Roma, le case da gioco di San Remo, Venezia, e la residenza di famiglia a Pico Farnese. Ha un sentimento ambivalente verso la letteratura, ovvero una grande passione ma preferisce restare lontano dai salotti intellettuali e mondani e dunque dal successo e dal riconoscimento. Dice: “Ho il piacere ed il vanto di dire che il mio lavoro mi ha sempre disgustato.” Stesso attegiamento ambivalente è rivolto al gioco d’azzardo. Dedica varie opere al gioco: “La bière du pécheur”, “Rien va” e “Des mois”. Vince il premio Strega nel 1975 con “A caso”.   Risulta essere nei sui scritti  giudicante e denigratorio verso se stesso.

Questo tipo di sentimento è lo stesso che si riscontra  in molti giocatori o consumatori di sostanze stupefacenti: sono infatti connotati da un forte giudizio negativo di se stessi, un senso di colpa continuo che offusca anche le loro competenze.

La domanda, posta da Elisa Pappacena,  cui risponde Paolo Mantioni è quanto lo sprezzante giudizio “morale” che da di se stesso Landolfi abbia influenzato la carriera e la vita dello scrittore.

 

Per approfondire:

Tommaso LandolfiLa bière du pécheur,  Adelphi

Tommaso LandolfiRien va, Adelphi

Tommaso LandolfiDes Mois. Vallecchi Ed.

Tommaso LandolfiA Caso

Paolo Mantioni: Le età della vita, Ed Bèbert