L’importanza delle parole

In questi giorni la mia nevrosi  sull’importanza delle parole ha preso il soppravvento. Credo che sforzarsi ad utilizzare i termini  giusti, nel contesto adatto e con la  giusta enfasi sia un esercizio che tutti dovremmo fare, ma soprattutto chi riveste ruoli importanti o chi si rivolge ad un pubblico.

In questi giorni si discute molto di Legalizzazione di Marijuana,  in realtà si tratta di un argomento che ciclicamente irrompe nei dibattiti politici e nei salotti televisivi. I partiti si fronteggiano, spesso più per spinta ideologica (anche se ogni tanto si fa fatica a pensare che ci sia una idea dietro le parole di qualche commentatore!)  che per reale conoscenza del fenomeno, dei rischi e della portata.  La confusione regna sovrana si confondono le sostanze, i termini (in primis legalizzazione vs liberalizzazione)  chi ne parla spesso non sa quello che dice. E’ notate che tutti (salvo pochi illuminati) esordiscono con la propria esperienza personale, per giustificare il discorso pressapochista che poco dopo andranno ad affrontare! In fondo loro le canne se le sono fatte per cui possono parlare.. che dal mio punto di vista equivale a dire: ” Mi sono rotta un braccio, mi hanno messo il gesso, chi è più titolato di me a parlare della tecnica del montaggio dei gessi sugli arti rotti?”

Ciò che mi preme sottolineare al momento non è schierarmi da una parte o dall’altra, ma constatare che spesso  si leggono titoli terroristici e si ascoltano commentatori improbabili sparare cifre, danni, sintomi per sostanziare pensieri che sostanza non hanno! Con il solo scopo di creare ulteriore confusione e alimentare paure ingiustificate.

Proprio ieri, a proposito dell’importanza delle parole, leggevo questo articolo :

Importanza delle parole

Dolcetti “alla cannabis” mandano i bimbi in ospedale –

 

Incuriosita ed allarmata mi sono precipitata a leggere l’articolo, volevo capire quelle parole, capire cosa mandasse i bimbi all’ospedale. E cosa ho trovato (e troverete) leggendo l’articolo? Che quasi a conclusione del pezzo  il giornalista scrive :”Un bambino che, per errore, assume marijuana in quantità notevoli non rischia tanto quanto un bambino che ingerisce accidentalmente bevande alcoliche o – peggio ancora – sostanze chimiche, ma la disavventura può avere comunque conseguenze pericolose: può ferirsi cadendo per un colpo di sonno, o addirittura addormentarsi in una posizione che gli impedisce di respirare correttamente. Nella maggior parte dei casi, i medici che hanno avuto a che fare con bambini venuti accidentalmente a contatto con la marijuana, non hanno potuto fare altro che tenere sotto osservazione i piccoli pazienti per sincerarsi che l’organismo digerisse la sostanza senza pericolose reazioni allergiche.”

Un articolo scritto, pensato, organizzato con un titolo che crea allarme per dire cosa? Che è più pericoloso per un bimbo bere del vino e che quello che succede quando vanno in ospedale è valutare eventuali reazioni allergiche?  Tutto qui? Neanche una piccola lavanda gastrica?!? E allora il titolo che senso ha?

Ora mi domando utilizzare  termini in maniera impropria quanti danni può causare? L’importanza delle parole non va sottovalutata. Quante persone saranno approdate su quell’articolo, spero tante per il giornale, ma quante di loro si saranno fermate solo al titolo senza proseguire nella lettura? Ora: quanti di questi attraverso quel titolo sedimenteranno una opinione (che già evidentemente avevano) con una ulteriore giustificazione al loro pensiero, che però non ha fondamento alcuno?

Sono io la nevrotica  fissata con importanza delle parole o forse dovremmo pensarci tutti?

Soprattutto quando si trattano argomenti estremamente delicati ed importanti, che possono portare a delle modificazioni sostanziali nel nostro modo di vivere.

A presto

G.M.