Vivere con un dipendente: strategie per stare meglio

Vivere con un dipendente Coaching DIpendenze Latina

Si è spesso parlato in questo blog della dipendenza facendo riferimento  alle persone che la  incontrano direttamente, suggerendo strategie e dandone definizioni.

In questo articolo invece parliamo di come è vivere con un dipendente e cercheremo di dare indicazioni su cosa fare.

Ovviamente ogni dipendenza ha delle proprie peculiarità e di conseguenza le ripercussioni sulle persone circostanti sono differenti. Così come le motivazioni che portano ad abusare di un comportamento o di una sostanza hanno origini diverse. Ci sono realtà in cui vivere con un dipendente è  ormai una abitudine, altre in cui  si è corresponsabili,  altre nelle quali si sceglie a priori di vivere con un dipendente, altre ancora nelle quali non si ha la forza di intervenire e così via.

Esistono quindi realtà molto diverse da caso a caso.

Non intendo generalizzare ma spesso ci si rende conto all’improvviso di vivere con un dipendente ( il partner, o il figlio o chiunque  cui si voglia bene) o come si usa dire, con chi è entrato nel tunnel della dipendenza, intendendo sia quelle comportamentali (dipendenza da internet, sesso, affettiva, cibo, shopping, gioco, lavoro, etc.) che da sostanze. Si tratta solitamente di contesti nei quali tutto sembra scorrere abbastanza tranquillamente.

Vivere con un dipendente è un inferno.

Accade che d’improvviso questa persona, con la quale condividi la tua vita, le tue abitudini e i tuoi progetti, non è più la stessa. La sensazione è che ti capiti tra capo e collo. In realtà, però, è un processo iniziato tempo prima, di cui non ti sei reso subito conto. Forse perché il pensiero che potesse capitare ad un membro della tua famiglia non ti sfiorava nemmeno, o semplicemente perché non hai voluto o saputo interpretare i segnali che percepivi.

Ciò che accade  in seguito e che entri in un vortice di bugie, giustificazioni, litigi, rabbia e recriminazioni.

Ti puoi sentire impotente, frustrato e arrabbiato o ancora spinto a giustificare fino all’inverosimile, arrivando persino a negare la realtà che si sta palesando. Altre volte ti senti responsabile, cominci a pensare a ciò che avresti potuto fare in quella determinata circostanza ed arrivi a sentirti in colpa perché non credi a ciò che ti viene raccontato.

Cosa fare?

  • Prendere coscienza della propria situazione

Questo è sicuramente il primo passo: nascondere la testa sotto la sabbia non risolve il problema, semplicemente lo posticipa a quando la testa starà di nuovo fuori.

Fermati, rifletti sulla vicenda e cominciare a pensare a come gestirla.

  • Provare a gestirla

E’ questo il passaggio fondamentale successivo: se non si interviene  e si lascia correre, la situazione è destinata a peggiorare. E se vivere con un dipendente è un inferno, più tempo passerà peggio sarà.

Una cosa che ho imparato nella mia esperienza in comunità è che la confrontazione che si basa sui dati di realtà è una spinta molto forte al cambiamento e soprattutto da risultati.

Cosa intendo?

Partiamo dai dati di realtà: si tratta di elementi reali, incontrovertibili ed oggettivi. Se vivere con un dipendente è un inferno ci saranno moltissime situazioni che si presentano che possono essere utilizzate per spingere al ragionamento e disinnescare il meccanismo per cui  “mi giustifico, racconto una bugia, ti faccio sentire in colpa  perché non mi credi”.

Facciamo l’esempio di un giocatore compulsivo. I dati incontrovertibili possono essere l’estratto conto della banca, i reclami dell’Enel per dei mancati pagamenti, l’aver visto il giocatore dentro una sala slot. E così via.

Presentare i dati di realtà, chiari, dritti, senza giri di parole  è difficile, soprattutto quando ci si sente responsabili, giustificativi o molto arrabbiati  nei confronti della persona a cui si vuole bene e che si trova in evidente stato di difficoltà.  Le emozioni prendono il sopravvento e si rischia di perdere di vista lo scopo, magari divagando o trascendendo.

 

Avere a che fare con una persona con problemi di dipendenza non è facile. Per questo Coaching&Dipendenza ha strutturato progetti per affiancare le famiglie e offrire loro sostegno e strumenti utili. Vuoi saperne di più?

 

 

Un altra deriva della confrontazione si può avere quando iniziano a  subentrare i fantasmi delle nostre pervisioni future:  la paura, quella di rovinare tutto, quella di rompere il rapporto e nel caso, per esempio, di un partner,  la paura di immaginarsi soli (magari con dei figli da crescere).

Il pensiero predominante nel momento in cui si arriva alla confrontazione deve essere che non spetta a te decidere se smettere o continuare nella dipendenza. La scelta spetta a chi c’è dentro con tutte le scarpe.  E soprattutto occorre avere chiaro che vivere con un dipendente non è vita.  E che se si è stati bene in passato si può tornare ad esserlo.

Non va perso lo scopo, dicevamo, ma qual è lo scopo? Innanzitutto mettere in crisi i comportamenti dell’altro.

Un suggerimento che mi sembra utile per la definizione dello scopo è spingere  a capire che farsi aiutare è fondamentale, sia per il dipendente che per chi vive con lui. Questo passo, da solo può  far si che vivere con un dipendente non sia più un inferno, ma  un purgatorio, in attesa di tornare alla serenità meritata.

In ogni caso qualsiasi sia lo scopo che intendi dare alla confrontazione uno strumento utile (che deriva dal coaching) , proprio per evitare che le emozioni prendano il sopravvento lasciando spazio alla divagazione,  è quello di appuntarsi l’obiettivo che vuoi raggiungere. Tenere il foglio di carta nelle mani e riguardarlo durante la confrontazione.

Cosa non fare.

La prima è attuare un controllo maniacale ed ossessivo nei confronti dell’altro.  La prima reazione è ovviamente questa, ma è la più sbagliata. Questo tipo di atteggiamento esaspera i rapporti e non raggiunge lo scopo. Ci si avvia verso una escalation rovinosa, in cui le bugie e le giustificazioni divengono il leitmotiv della vita familiare.

Allo stesso modo avere un comportamento troppo giustificativo e accomodante è altrettanto sbagliato. Il rischio che si corre è di trasformare se stessi in una specie di crocerossino votato al martirio  che tratta l’altro come un malato cronico, salvo poi, periodicamente, recriminare e rinvangare per poi ritornare ad occuparsi del malato, arrivando persino ad assecondare le sue scelte (a patto che peggiori). In questo modo quello che si  fa è rendersi corresponsabile della dipendenza, nonostante le intenzioni siano delle più nobili, il famoso “io ti salverò”.

 

In conclusione ci sono delle cose che puoi fare per trasformare il tuo modo di vivere con un dipendente.

Sperando di essere stata utile

 

A presto

G.M.