Dipendenza: si può controllare?

“La dipendenza è una catena, che si può spezzare”: questa è  una delle  riflessioni  che sta dietro al progetto di coaching&dipendenze.

La dipendenza è definita da “Treccani.it”la dipendenza così: “ Nella medicina e nelle scienze sociali, condizione, in cui un individuo si trova, di incoercibile bisogno di un prodotto o di una sostanza, soprattutto farmaci, alcol, stupefacenti, a cui si sia assuefatto, e la cui astinenza può provocare in lui uno stato depressivo, di malessere e di angoscia (d. psichica), e talora turbe fisiche più o meno violente, cioè nausea, dolori diffusi, contrazioni, ecc. (d. fisica): d. da medicinali, da sostanze psicotrope, dalla droga.”

 

Insomma la dipendenza altro non è che il bisogno impellente di qualcosa  (o di qualcuno come nel caso delle dipendenze affettive) che mitighi lo stato d’astinenza. Ciò che succede in sintesi è che si perde il controllo dei propri impulsi.

L’utilizzo di una sostanza, ad esempio, se prima era una normale compagna occasionale, per cui una sorta di abitudine perfettamente controllata, all’improvviso diventa una necessità, e l’impulso ad utilizzarla  è talmente forte che va assecondato.

Esiste, evidentemente, nella dipendenza, un momento in cui il controllo sfugge ed è questo il momento sul quale bisogna concentrarsi. Questo momento lo definiamo “CRISI”.

Si può gestire la crisi? Si può ritornare ad una normale e controllata gestione delle proprie dipendenze?

Noi siamo fermamente convinti che si possa. Crediamo che il proibizionismo non sia una soluzione, ma che la soluzione si possa trovare nelle risorse individuali di ciascuno di noi.

Pensi che un tuo comportamento stia deviando verso una vera e propria dipendenza?

Gli psicologi di Coaching&Dipendenze sono a Latina, Roma, Fiumicino e Sarno. E’ possibile richiedere una consulenza anche online.

 

Ed per questo che  utilizziamo il coaching e i suoi strumenti come ad esempio la Ruota della Vita , perché pone al centro l’individuo e le sue risorse. Inoltre al contrario di molti metodi, anche più socialmente accettati, non tende a stigmatizzare l’individuo, non lo spersonalizza con una diagnosi o con una serie di interventi che  rinforzano  l’identità negativa della persona e la spingono ad entrare in un circolo vizioso. Ci si inizia a vedere ( e di conseguenza anche gli altri) come malati di un qualcosa, deresponsabilizzandoci e il risultato sarà che  si demanderà tutto alla medicina miracolosa, che darà risultati sino a qundo si assumerà (la medicina o l’intervento) e alla cui interruzione tutto tornerà come prima (se non peggio).

Il percorso verso l’autoregolazione (cioè la gestione controllata della propria dipendenza) non è semplice e noi non possediamo nessun unguento magico, ma è possibile se esiste una motivazione forte e soprattutto una presa di coscienza della propria dipendenza.

 

Augurando a tutti (me compresa) una migliore auto-gestione

A presto

G.M.

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